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domenica 21 marzo 2021

1° puntata - Nascita, famiglia, originalità - La Storia della Vocazione di S. Francesco

S. Francesco in preghiera

Come è iniziata l’avventura del poverello d’Assisi?*


S. Francesco non ha lasciato tutto da un giorno all’altro in modo improvviso, ma prima di cambiare la sua vita ha avuto anche lui i suoi dubbi e difficoltà, e questi aspetti forse non sono molto conosciuti.

Francesco è nato ad Assisi mentre il padre, commerciante di stoffe, si trovava in Francia. La madre gli mise nome Giovanni, ma il padre - tornato dalla Francia - cominciò a chiamare il figlio con il nome che oggi conosciamo. Arrivato alla giovinezza Francesco iniziò a esercitare la professione paterna, ma con uno stile diverso: Francesco era molto più allegro e generoso: amava cantare e girovagare per Assisi con una brigata di amici, spendendo in festini e divertimento tutto il suo denaro. Tuttavia, pur in questi eccessi, per indole non offendeva mai nessuno, era gentile nel comportamento ed evitava i discorsi volgari. Queste virtù naturali lo portarono a chiedersi: “tu sei generoso verso persone da cui ricevi solo una simpatia passeggera, è giusto che tu sia generoso anche verso i poveri per amore di Dio che contraccambia non con una simpatia passeggera, ma con la sua generosità e tutti i suoi beni”. Da quel giorno Francesco si mise a incontrare volentieri i poveri e a fare loro la carità.

Un giorno un povero entrò nel suo negozio per chiedere l’elemosina per amore di Dio, ma Francesco, tutto preso dalla conclusione di un affare, rifiutò l’elemosina al mendicante. Subito però, pentitosi di questo gesto, decise di non negare mai più nulla di quanto gli avessero domandato nel nome del Signore.

Cosa possiamo imparare dalla storia di S. Francesco?
Anzitutto la vita di Francesco non era tutta nel peccato e nel buio, ma nemmeno era tutta perfetta come se un fosse un angelo. Così anche dentro di noi c’è il bene e il male: sta a noi scegliere il bene! E come riconoscere il bene? Bisogna fermarsi e rientrare in noi stessi, riflettere. Da queste piccole decisioni possono venire anche per la nostra vita dei grandi cambiamenti.

Altro atteggiamento interiore molto importante è la capacità di saper riconoscere i nostri errori e i propri peccati proprio come ha fatto Francesco che si è pentito subito di aver cacciato il povero.

Dio aveva messo dei doni naturali in Francesco e così ha fatto con ciascuno di noi: ognuno di noi possiede dei doni naturali e se cerchiamo di seguire la via di Dio, Lui userà in un modo meraviglioso e nuovo quei doni! Così è stato per Francesco, così anche per S. Pietro che rimase pescatore, ma divenne pescatore di uomini.

 

Allora: scegliamo il bene nelle piccole decisioni della nostra vita e Dio farà grandi cose!

 

† Il Signore vi benedica e vi dia Pace!


fra Alberto Burato


S. Francesco sorridente

_____


© - Notizie biografiche tratte principalmente dal 1° capitolo della Leggenda dei Tre Compagni (FF 1395). – Si possono ascoltare questa e le altre riflessioni sul canale: www.youtube.com/fratealberto .



lunedì 15 gennaio 2018

Chi è DECISO e RISOLUTO, supera tutte le difficoltà!

     Avendo fatto la comunione, pregavo il buon Gesù per un sacerdote che voleva sapere se il Signore lo chiamasse allo stato religioso ed il buon Gesù mi ha detto:

    “Figlia mia, Io lo chiamo 
e lui é sempre indeciso,
le anime che non sono risolute 

non sono buone a nulla;
il contrario quando uno è deciso e risoluto

supera tutte le difficoltà, le scioglie
e, quelli stessi che muovono le difficoltà,
vedendolo sì risoluto,
si debilitano
e
non hanno il coraggio di opporsi


     E’ un po’ d’attaccamento che lo lega,
ed Io non voglio contaminare la mia grazia 

nei cuori che non sono sciolti da tutti;
che si distacchi da tutto e da tutti
ed allora la mia grazia l’inonderà di più 

e sentirà la forza necessaria 
per eseguire la mia chiamata.”

(Serva di Dio Luisa Piccarreta, Libro di Cielo, Volume 10, 24 Dicembre 1910)

martedì 23 dicembre 2014

Solo in Gesù Cristo Maria acquista senso

   Una breve riflessione del beato Paolo VI, che spiega com'è possibile per un cristiano intendere il ruolo di Maria in modo autentico ed equilibrato.


      «Non potremo comprendere la Madre senza il Figlio
    Isolando queste due realtà storiche e spirituali non v’è modo di dare un significato della vita della Madonna.
    Ogni elemento della vita della Madonna conduce e si appoggia a Cristo
Tolto Cristo nulla resta
    E ciò non è una diminuzione, ma un titolo di gloria per la Madre».

(Scritto del 1930 di mons. G.B. Montini [futuro Paolo VI] all'epoca in cui era assistente della FUCI, citato in: "Montini e l’Immacolata. «È la festa della bellezza»"Avvenire, 6 dicembre 2014, p.3, disponibile in internet all'indirizzo: http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/montini-e-immacolata.aspx)

domenica 24 novembre 2013

Una vita luminosa

    Ecco la storia meravigliosa di Chiara Luce Badano. Vale veramente la pena conoscere la vita di questa ragazza così giovane eppure così forte e autentica.
Guardando il volto e gli occhi di questa  ragazza che ha amato Dio e in Lui ha trovato la forza, viene veramente da pensare a quanto siano vere queste parole della Scrittura:

"Ho cercato il Signore: mi ha risposto
e da ogni mia paura mi ha liberato.
Guardate a Lui e sarete raggianti,
i vostri volti non dovranno arrossire".
(Salmo 34[33], 5-6)


Beata Chiara "Luce" Badano




   
Chiara: un volto luminoso anche durante la malattia

lunedì 11 marzo 2013

Fede: fare ciò che si dice!

S. Agostino
    «Credete con tutto il cuore
credete non zoppicando, non esitando
non argomentando contro la fede
sulla base di congetture umane. 


    È stata da Lui chiamata fede 
perché ciò che si dice si fa
Quando si pronuncia la parola "fede"
si ode il suono di due sillabe:
la prima deriva da
fare, la seconda da dire.


    Ti domando dunque:
Credi tu? 
Mi rispondi: Credo
Fa' ciò che dici, e questo è già fede.» 

(S. Agostino, Discorsi  (sull’Antico Testamento) - n. 49.2
- online: http://www.augustinus.it)

martedì 1 gennaio 2013

Maria e la Chiesa

      Pubblico una riflessione che spiega in modo profondo e chiaro  il rapporto tra la Chiesa e Maria e il motivo per cui i passi in cui la Scrittura parla di Maria e i passi in cui parla della Chiesa possono intendersi sia dell'una che dell'altra.



Fra Ignazio Damini
(anno e collocazione dell'opera ignote)



Maria e la Chiesa

Il Cristo è unico,
      perché Capo e Corpo formano un tutt'uno. [...]
Maria senza alcun peccato

    ha generato al corpo il Capo,
la
Chiesa nella remissione di tutti i peccati 

    ha partorito al Capo il corpo.
Tutt'e due sono madri di Cristo
      ma nessuna delle due genera il tutto senza l'altra.

     Perciò giustamente
nelle Scritture divinamente ispirate quel ch'è detto in generale della vergine madre Chiesa, s'intende singolarmente della vergine madre Maria

e quel che si dice in modo speciale della vergine madre Maria, va riferito in generale alla vergine madre Chiesa
e quanto si dice d'una delle due, può essere inteso indifferentemente dell'una e dell'altra.

   Anche la singola anima fedele può essere considerata come Sposa del Verbo di Dio, madre figlia e sorella di Cristo, vergine e feconda. 

Nel tabernacolo del grembo di Maria Cristo dimorò nove mesi
nel tabernacolo della fede della Chiesa sino alla fine del mondo
nella conoscenza e nell'amore dell'anima fedele per l'eternità.

(Beato Isacco della Stella - abate, Dai «Discorsi», 
[Discorso n. 51, Patrologia Latina 194, 1862-1863. 1865],  
Ufficio delle letture del Sabato della Seconda Settimana di Avvento - II Lettura)


«[Cristo] è prima di tutte le cose
e tutte in lui sussistono.
Egli è anche il capo del corpo, della Chiesa».
(Lettera ai Colossesi 1, 17-18a)

«[Maria] diede alla luce il suo figlio primogenito, 
lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia»
(Luca 2, 7a)

domenica 30 dicembre 2012

Auguri scomodi...

    Pubblico un discorso molto bello, forte e provocatorio di un grande testimone dei nostri tempi: D. Tonino Bello.
Mi scuso se è un po' lungo (non è abitudine di questo blog pubblicare testi lunghi), ma vale veramente la pena di leggerlo.



Auguri scomodi

    "Carissimi, non obbedirei al mio dovere di vescovo se vi dicessi “Buon Natale” senza darvi disturbo. Io, invece, vi voglio infastidire. Non posso infatti sopportare l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine di calendario.
Mi lusinga addirittura l’ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati.
Tanti auguri scomodi, allora, miei cari fratelli!

      Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali e vi conceda di inventarvi una vita carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio.
      Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità ad uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio.
      Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la carriera diventa idolo della vostra vita, il sorpasso, progetto dei vostri giorni, la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate.

      Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla dove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che lo sterco degli uomini o il bidone della spazzatura o l’inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa.
      Giuseppe, che nell’affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne,
disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro.

      Gli angeli che annunciano la pace portino guerra alla vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che poco più lontano di una spanna, con l’aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfrutta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano popoli allo sterminio per fame.

      I Poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’oscurità  e la città dorme nell’indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere “una gran luce” dovete partire dagli ultimi.
Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili.
Che le pellicce comprate con le tredicesime di stipendi multipli fanno bella figura, ma non scaldano.
Che i ritardi dell’edilizia popolare sono atti di sacrilegio, se provocati da speculazioni corporative.
Che il numero 167 non è la cifra di matricola data ai condannati dal sistema.
Che i ricorsi a tutti i TAR della terra sono inammissibili quando a farne le spese sono i diritti sacrosanti di chi non conta mai niente. Che i poveri hanno sempre ragione anche quando hanno torto.

      I pastori che vegliano nella notte, “facendo la guardia al gregge”, e scrutando l’aurora, vi diano il senso della storia, l’ebbrezza delle attese, il gaudio dell’abbandono in Dio.
E vi ispirino un desiderio profondo di vivere poveri che poi è l’unico modo per morire ricchi.

      Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza.
      Buon Natale!"

(Don Tonino Bello, Auguri Scomodi, [riportato integralmente])

Nota: Non conosco in quale occasione D. Tonino Bello abbia pronunciato questo discorso, né se esista una pubblicazione ufficiale di questo testo (in internet il testo si trova facilmente, ma nessuno di quelli che ho trovato riporta una fonte esplicita).
In ogni caso esiste la registrazione audio di questo discorso che si può ascoltare qui:




mercoledì 26 settembre 2012

La lotta si fa dentro



"Le grandi penitenze si fanno nei primi fervori,
poi col tempo l'anima approfitta di più nella perfezione dell'interno e delle virtù principali.
Io ho fatto penitenze come un sant'Antonio abate, ma ora capisco che sono migliori gli atti interni.
Non c'è paragone tra il combattere internamente ed esternamente.

L'interno è quello che conta".

(S. Giuseppe da Copertino,
citazione in: Gustavo Parisciani, San Giuseppe da Copertino, Osimo (AN) - Basilica Santuario di S. Giuseppe da Copertino, 2001, p. 105, [Edizione fuori commercio] - 
Purtroppo non ho la citazione diretta alla fonte (scritti, epistole, ...?), se qualcuno la conosce e me lo può indicare, gliene sarò grato! )

martedì 1 maggio 2012

Parole che disseccano e parole che illuminano...




Teresa di Lisieux in una lettera del 9 maggio 1897 scrive:

«Qualche volta, 
    quando leggo certi trattati spirituali...
    il mio povero piccolo spirito 
    non tarda a stancarsi

Chiudo il libro dei sapienti

    che manda in pezzi la mia testa 
    e dissecca il mio cuore
    e prendo in mano la Sacra Scrittura

Allora
tutto mi diventa luminoso

    una sola parola dischiude all’anima mia orizzonti infiniti 
    e la perfezione mi sembra facile».

(S. Teresa di Lisieux, Scritti - Lettera 202, 
Postulazione generale dei Carmelitani Scalzi, Roma 1967, p. 734)

martedì 7 febbraio 2012

Api o vespe?

«La conoscenza riempie di orgoglio,
mentre l'amore edifica
». 
(1Corinzi 8, 1b)

     Durante gli studi di Teologia, fr. Bernardino fu colpito da un'espressione di San Bonaventura, rimasta sempre impressa nella sua mente:

        "Voi non dovete fare come molti,
    i quali sebbene abbiano gli splendori della scienza,
    sono privi dell'amore di Dio e della devozione.

        Costoro non fabbricano il favo come le api,
    bensì come le vespe
    che non danno miele".

(Claudio Bratti e Fabio Longo, Padre Bernardino Dal Vago da Portogruaro
Editrice VELAR, Gorle (BG), 2011, p. 13-14)


«1 Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli,
ma non avessi la carità,
sarei come bronzo che rimbomba
o come cimbalo che strepita.


2E se avessi il dono della profezia,
se conoscessi tutti i misteri
e avessi tutta la conoscenza,
se possedessi tanta fede da trasportare le montagne,
ma non avessi la carità,
non sarei nulla
».
(1Corinzi 13, 1-2)


venerdì 3 febbraio 2012

Passato, presente e futuro

    Qualche giorno fa è stata la festa di S. Francesco di Sales: una personalità grandissima, che ha molto da dire ai cristiani di oggi; non per niente è stato proclamato Dottore della Chiesa.
Ecco un famoso e illuminante brano, tratto da una lettera scritta per l'inizio del nuovo anno, che ci aiuta a vivere bene il tempo che ci è concesso.



Il mio passato non mi preoccupa più,
        appartiene alla misericordia divina,


il mio futuro non mi preoccupa ancora,
         appartiene alla provvidenza divina


Ciò che mi preoccupa è l'adesso, qui e oggi;
         esso appartiene alla grazia di Dio e
         all'impegno della mia buona volontà.


(Citazione tratta dalla sezione "Francesco di Sales", a cura di Anton Mattes, in
"Grandi mistici. Dal 300 al 1.900", a cura di Gerhard Ruhbach e Josef Sudbrack,
EDB, Bologna, 2003, 2° ed., p. 397)

domenica 29 gennaio 2012

La mente viene prima dell'erudizione...

      Piccolo aneddoto dalla vita di S. Antonio il Grande (detto anche S. Antonio Abate, ...).
E' più importante ragionare in modo sano, che essere eruditi...!!!



S. Antonio incontro S.Paolo eremita

      "Un’altra volta, mentre [S. Antonio] si trovava a una certa distanza dal monte, si recarono da lui dei filosoficome quelli, per schernirlo in quanto non era un uomo di lettere
      Antonio disse loro: «Ditemi, che cosa viene prima, la mente o le lettere e di queste la mente è causa delle lettere o le lettere della mente?».
Essi risposero che la mente viene prima, anzi è la mente che origina le lettere.
      Antonio 
replicò: «Chi dunque ha la mente sana, non ha bisogno di lettere».
Questa risposta stupì non solo 
quei filosofi ma anche gli altri che stavano intorno.
Andarono via, perciò, meravigliati nel vedere 
tanta saggezza in un uomo semplice e senza cultura".
(Sant'Atanasio vescovo di Alessandria, Vita di Antonio, n. 73
in traduzione leggermente diversa si trova su: 
Atanasio di Alessandria, Vita di Antonio, Edizioni Paoline, Milano, 2007, p. 158)

«In quel tempo Gesù disse:
"Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra,
perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti
e le hai rivelate ai piccoli"». 
(Matteo 11, 25)

giovedì 8 dicembre 2011

Maria senza macchia

Fra Ignazio Damini  - francescano
Maria Immacolata - Acquerello
 (anno e collocazione ignote)
[Lieve ritocco al computer]


Preparata dall'Altissimo,
prefigurata dai padri


      "A Dio conveniva una natività di questo genere:
che non nascesse se non dalla Vergineanche alla Vergine si addiceva un parto tale: che non generasse se non Dio
Perciò il Creatore degli uomini, che stava per nascere dall'uomo per diventare uomo, dovette scegliere tra tutte le donne, anzi creare una tale madre, che sapeva convenire a Sé e che gli sarebbe piaciuta.
Volle dunque che fosse una vergine

      Lui immacolato volle nascere dall'Immacolata, perché, avrebbe dovuto lavare le macchie di tutti.
Lui mite ed umile di cuore volle venire da una madre piena di mitezza e di umiltà, perché doveva offrirsi a ognuno modello di tali virtù, utili, anzi necessarie per la salvezza. 

Concesse il dono della maternità alla Vergine, lui che le aveva ispirato il voto della verginità e l'aveva arricchita dei meriti dell'umiltà.
      Altrimenti come avrebbe potuto l'Angelo proclamarla piena di grazia, se avesse avuto qualcosa anche piccola che non fosse dalla grazia?"

(San Bernardo - abate, Dalla «Omelia in lode della Vergine Madre»
[Omelia 2, 1-2. 4, Opera omnia, ed. Cistercensi 4 [1966] 21-23]
Seconda lettura dell'Ufficio delle Letture del Martedì della XX settimana del Tempo Ordinario)

«Al sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio
in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, 
a una vergine,
promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe.
La vergine si chiamava Maria. 
Entrando da lei, disse:
«Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».

A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questoL'angelo le disse:
«Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio».

(Vangelo di Luca 1, 27-30)

domenica 20 novembre 2011

Se Lo amiamo non temiamo

      «Infatti che sorta di amore per Cristo sarebbe il temere che Egli venga? 
      Fratelli, non ci vergogniamo? 
Lo amiamo e temiamo che Egli venga! 
Ma Lo amiamo davvero o amiamo di più i nostri peccati?

      Ci si impone perentoriamente la scelta. Se vogliamo davvero amare Colui che deve venire per punire i peccati, dobbiamo odiare cordialmente tutto il mondo del peccato».

(Sant'Agostino - vescovo,  dal «Commento sui salmi», 

Commento al salmo 95 paragrafo 14,
[Corpus Christianorum Latinorum 39,1351-1353, Edizioni Brepols, Turnhout (Belgio)]
Ufficio delle letture della Domenica della XXXIII settimana del Tempo Ordinario 
Una traduzione leggermente diversa è reperibile in internet >> qui )


«Nell'amore non c'è timore, 
al contrario l'amore perfetto scaccia il timore
perché il timore suppone un castigo 
e chi teme non è perfetto nell'amore».
(1° Lettera di S.Giovanni 4, 18)


«Gioiscano i cieli, esulti la terra,
      risuoni il mare e quanto racchiude;
sia in festa la campagna e quanto contiene,
      acclamino tutti gli alberi della foresta
davanti al Signore che viene:
      sì, Egli viene a giudicare la terra;
      giudicherà il mondo con giustizia
      e nella sua fedeltà i popoli».
(Salmo 96[95], 11-13)



Nota:  Per chi fosse interessato, l'intera opera di S.Agostino è reperibile in internet su >> "Sant'Agostino: tutte le opere in italiano"

In particolare i commenti sui salmi (da cui è tratto anche il brano sopra) si trovano su >> "Esposizione sui salmi"

martedì 4 ottobre 2011

S. Francesco vero discepolo di Cristo

    Oggi è la festa di S. Francesco, patrono d'Italia, degli ecologisti e Padre di tutta la famiglia francescana! Ne approfitto per pubblicare una preghiera meravigliosa che lui ha scritto negli ultimi anni della sua vita quando ormai ci vedeva poco ed era già molto sofferente nel corpo e nello spirito. Nonostante fosse in quelle condizioni era capace di lodare e ringraziare Dio! Visto che ci sono pubblico anche un disegno che ho fatto qualche anno fa.

Allora BUONA FESTA!

S. Francesco ci sia da maestro e guida nell'amare Cristo con gioia e ardore. Con le sue preghiere ci ottenga la forza e la luce che vengono dallo Spirito.
Il Signore vi dia pace!


Fra Alberto B., S. Francesco gioioso
Matite e inchiostro, 2007
(con lievi ritocchi  tramite computer)


LODI DI DIO ALTISSIMO
Tu sei santo, Signore, solo Dio, che operi cose meravigliose.
Tu sei forte, Tu sei grande, Tu sei altissimo,
Tu sei re onnipotente, Tu, Padre santo, re del cielo e della terra.
Tu sei trino ed uno, Signore Dio degli dèi,
Tu sei il bene, ogni bene, il sommo bene,
il Signore Dio vivo e vero.

Tu sei amore e carità, Tu sei sapienza,

Tu sei umiltà, Tu sei pazienza,
Tu sei bellezza, Tu sei mansuetudine,
Tu sei sicurezza, Tu sei quiete.
Tu sei gaudio e letizia, Tu sei la nostra speranza, Tu sei giustizia,
Tu sei temperanza, Tu sei tutta la nostra ricchezza a sufficienza.

Tu sei bellezza, Tu sei mansuetudine.

Tu sei protettore, Tu sei custode e nostro difensore,
Tu sei fortezza, Tu sei refrigerio.
Tu sei la nostra speranza, Tu sei la nostra fede, Tu sei la nostra carità.
Tu sei tutta la nostra dolcezza,
Tu sei la nostra vita eterna,
grande e ammirabile Signore,
Dio onnipotente, misericordioso Salvatore.

(San Francesco d'Assisi, "Lodi di Dio Altissimo"

Fonti Francescane n. 261, Editrici Francescane, Padova, 2004)

sabato 9 luglio 2011

Fare ciò che Tu vuoi, accesi dallo Spirito

     Ecco una preghiera di S. Francesco che a me piace molto, la pubblico assieme ad un disegno che ho fatto qualche tempo fa!
Pace a voi!

 
 Fra Alberto B., San Francesco in preghiera
Matite acquerellabili e inchiostro, 2009 

   «Onnipotente, eterno, giusto e misericordioso Iddio
concedi a noi miseri di fare, per Tuo amore, 
ciò che sappiamo che tu vuoi,
e di volere sempre ciò che a te piace,

affinché
interiormente purificati
interiormente illuminati
e accesi dal fuoco dello Spirito Santo,
possiamo seguire le orme del Tuo Figlio diletto,
il Signor nostro Gesù Cristo

e con l’aiuto della tua sola grazia

giungere a Te, o Altissimo
che nella Trinità perfetta e nella Unità semplice,
vivi e regni e sei glorificato,
Dio Onnipotente per tutti i secoli dei secoli.
Amen».

(S. Francesco d'Assisi,
Lettera a tutto l'Ordine - preghiera conclusiva,
Fonti Francescane n. 233, Editrici Francescane, Padova, 2004)