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sabato 1 giugno 2013

Pane del Cielo e bevanda di salvezza


      Il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, 
prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò 
e lo diede ai Suoi discepoli dicendo: 
Prendete e mangiate; questo è il Mio corpo
E preso il calice rese grazie, e disse: 
Prendete e bevete; questo è il Mio sangue» (1 Cor 11, 23)

      Poiché Egli ha proclamato e detto del pane: 
«Questo è il Mio corpo», 
chi oserà ancora dubitare?

E
poiché Egli ha affermato e detto: 
«Questo è il Mio sangue» 
chi mai dubiteràaffermando che non è il suo sangue?

      Perciò riceviamoli con tutta certezza 

come corpo e sangue di Cristo
Nel segno del pane ti vien dato il corpo 
e nel segno del vino ti vien dato il sangue, 
perché, ricevendo il corpo e il sangue di Cristo, 
tu diventi concorporeo e consanguineo di Cristo. [...]

      Non guardare al pane e al vino eucaristici 

come se fossero semplici e comuni elementi. [...]
Anche se i sensi ti fanno dubitare

la fede deve renderti certo e sicuro. [...]
Credi che quanto sembra pane, pane non è,
anche se al gusto è tale, ma corpo di Cristo

Credi che quanto sembra vino, vino non è,
anche se così si presenta al palato, ma sangue di Cristo".


(Antico autore ignoto, «Catechesi di Gerusalemme» - Catechesi n.22
Mistagogica 4, 1. 3-6. 9, Patrologia Greca 33, 1098-1106 -
online: 
Ufficio delle letture del Sabato dell'Ottava di Pasqua - Seconda Lettura)



«Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. 
Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno 
e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».

Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue 
ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. 
Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. 
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue 
rimane in Me e io in Lui.
(Vangelo di Giovanni 6, 51.54-56)

«Poi prese il pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: 
"Questo è il mio corpo, che è dato per voi; 
fate questo in memoria di me". 
E, dopo aver cenato, fece lo stesso con il calice dicendo: 
"Questo calice è la nuova alleanza 
nel mio sangue, che è versato per voi"».
(Luca 22, 19-20)



mercoledì 24 aprile 2013

INFERNO: il rifiuto dell'amore

     Visto che siamo nell'anno della fede, vale la pena - una volta tanto - guardare anche a quelle realtà scomode, su cui spesso non vogliamo riflettere, sulle quali a volte c'è confusione, per dire una parola chiara. Ecco una riflessione ben fatta sull'Inferno, che ho trovato e che condivido con voi.

Eclissi solare - foto by JAXA/NASA/Hinode

«Gesù parla ripetutamente della "Geenna", del "fuoco inestinguibile", che è riservato a chi sino alla fine della vita rifiuta di credere e di convertirsi, e dove possono perire sia l'anima che il corpo» 
(Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1034)


L'inferno, dove non c'è l'amore

      "Per parlare dell'inferno, Gesù si è fermato a osservare la valle scavata dal fiume Hinnon a sud di Gerusalemme, che nei periodi di siccità diventa luogo per i rifiuti. Oggi parleremmo d'immondezzaio o di inceneritori più o meno ecologici. 
      E dalla Geenna ha tratto spunti per raccontare alcune parabole che annunciano non soltanto l'esito positivo, ma anche quello infausto dell'esistenza umana

      Inferno 
è non rendersi conto 
      che davanti alla propria porta c'è un povero
      in attesa di essere soccorso, come Lazzaro; 

è giudicare senza misericordia l'altro; 
è serrare il proprio cuore 
     alla riconciliazione con il prossimo; 
è seminare zizzania in un campo di grano; 
è non mettere a frutto i talenti ricevuti; 
è vendere la propria vita 
      per il potere e per la propria gloria. 

     Sapere che esiste l'inferno è conoscere un luogo dove non è possibile edificare, piantare, dove il fetore impedisce di respirare.
In quel luogo Dio non entra poiché significherebbe che è connivente con il male, che il bene non è diverso dal male e che qualunque cosa facciamo Egli è dalla nostra parte. 


      A forza di dire che l'inferno non esiste o che se esiste è vuoto, si è trasferito l'inferno nella vita di ogni giorno, quando si è sempre insoddisfatti del potere, della ricchezza e dei piaceri. 

      Ma, al di sopra di tutto, inferno è non credere all'amore di Dio in Cristo poiché chi non crede in lui non ha bisogno di essere condannato, ma si è già condannato e chiunque fa il male odia la luce e non viene alla luce (cf. Giovanni 3,18-20)

      Gesù non ha parlato della Geenna come luogo di perdizione per spaventare i suoi ascoltatori, ma perché non ci s'illudesse che la misericordia di Dio possa prescindere dall'accoglienza del suo amore e dall'amore per il prossimo

     
 Non c'è nulla dell'inferno che sia una sorpresa, 
ma tutto è anticipato nell'ostinato rifiuto dell'amore di Dio".

(Antonio Pitta, L'inferno, dove non c'è l'amore

Articolo della rubrica "Catechismo quotidiano", 
pubblicato su Avvenire del 27 marzo 2013, p.2 - 
in internet: http://www.avvenire.it/Rubriche/Pagine/Catechismo%20quotidiano/L%20inferno%20%20dove%20non%20c%20e%20l%20amore_20130327.aspx?Rubrica=Catechismo%20quotidiano -

NOTA: evidenziazioni, grassetto e colori delle parole sono aggiunte mie - ndr)


domenica 1 gennaio 2012

Grandezza di Maria, Madre di Dio

La Madre con il Bambino, 2011
Fra Alberto B. - Matita e acquerello


      A Maria Dio diede il Figlio Suo unico
che aveva generato dal Suo seno uguale a Se Stesso e che amava come Se Stesso, e da Maria plasmò il Figlio, non un altro, ma il medesimo, in modo che secondo la natura fosse l'unico e medesimo figlio comune di Dio e di Maria.
      Dio creò ogni creatura, e Maria generò Dio:
Dio che aveva creato ogni cosa,
si fece lui stesso creatura di Maria
,

e ha ricreato così tutto quello che aveva creato

E mentre aveva potuto creare tutte le cose dal nulla, 
dopo la loro rovina non volle restaurarle senza Maria.
      Dio dunque è il padre delle cose create
Maria la madre delle cose ricreate
Dio è padre della fondazione del mondo, Maria la madre della sua riparazione, poiché Dio ha generato colui per mezzo del quale tutto è stato fatto, e Maria ha partorito colui per opera del quale tutte le cose sono state salvate.
Dio ha generato colui senza del quale niente assolutamente è, e Maria ha partorito colui senza del quale niente è bene.

      Davvero con te è il Signore che volle che tutte le creature, e Lui stesso insieme, dovessero tanto a te.

(Sant'Anselmo di Aosta - vescovo, dai 
«Discorsi», 
Discorso n. 52, Patrologia Latina 158, 955-956,
Ufficio delle letture della solennità della Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria - II lettura)

giovedì 8 dicembre 2011

Maria senza macchia

Fra Ignazio Damini  - francescano
Maria Immacolata - Acquerello
 (anno e collocazione ignote)
[Lieve ritocco al computer]


Preparata dall'Altissimo,
prefigurata dai padri


      "A Dio conveniva una natività di questo genere:
che non nascesse se non dalla Vergineanche alla Vergine si addiceva un parto tale: che non generasse se non Dio
Perciò il Creatore degli uomini, che stava per nascere dall'uomo per diventare uomo, dovette scegliere tra tutte le donne, anzi creare una tale madre, che sapeva convenire a Sé e che gli sarebbe piaciuta.
Volle dunque che fosse una vergine

      Lui immacolato volle nascere dall'Immacolata, perché, avrebbe dovuto lavare le macchie di tutti.
Lui mite ed umile di cuore volle venire da una madre piena di mitezza e di umiltà, perché doveva offrirsi a ognuno modello di tali virtù, utili, anzi necessarie per la salvezza. 

Concesse il dono della maternità alla Vergine, lui che le aveva ispirato il voto della verginità e l'aveva arricchita dei meriti dell'umiltà.
      Altrimenti come avrebbe potuto l'Angelo proclamarla piena di grazia, se avesse avuto qualcosa anche piccola che non fosse dalla grazia?"

(San Bernardo - abate, Dalla «Omelia in lode della Vergine Madre»
[Omelia 2, 1-2. 4, Opera omnia, ed. Cistercensi 4 [1966] 21-23]
Seconda lettura dell'Ufficio delle Letture del Martedì della XX settimana del Tempo Ordinario)

«Al sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio
in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, 
a una vergine,
promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe.
La vergine si chiamava Maria. 
Entrando da lei, disse:
«Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».

A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questoL'angelo le disse:
«Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio».

(Vangelo di Luca 1, 27-30)

domenica 19 giugno 2011

Unità semplice - Trinità perfetta

Mi sono seduto con l'intenzione di scrivere poche parole sulla Trinità, ma alla fine è venuto un piccolo "trattato"...
Lo pubblico sperando che possa essere utile a qualcuno!

Andrej Rublëv, Icona della Santissima Trinità, 
Mosca - Galleria statale di Tret'jakov, 1410 circa

Uno e Tre

       I cristiani credono in un Dio che è
Unico e allo stesso tempo in Tre persone
Come è possibile accettare e comprendere questo?
Non è contrario a qualsiasi buon senso?

In realtà, non è qualcosa di cui si possa dar prova con qualche dimostrazione logicaNon è una comprensione a cui si arriva con uno sforzo umano di ragionare:

«... l'uomo lasciato alle sue forze 
non comprende le cose dello Spirito di Dio:
esse sono follia per lui e non è capace di intenderle,
perché di esse si può giudicare per mezzo dello Spirito».
(Prima lettera ai Corinzi 2, 14)


      Cosa fare allora? Bisogna "spegnere il cervello"? No!
E' solo che non si può spiegare questo mistero con la "calcolatrice", perché l'amore non è questione di calcoli.
La Trinità non è uno schema concettuale da apprendere, è un oceano immenso in cui immergersi. 
E' possibile comprendere solo con l'aiuto dello Spirito.
      E se non hai ancora questo dono dello Spirito, come puoi fare?
Puoi disporti a riceverlo, puoi fare la tua parte per cominciare a comprendere: prima di tutto credendo alla Parola di Dio.
E' il Vangelo, è Cristo che piano piano ci introduce nel mistero di Dio e ci svela innanzitutto che Lui, il Figlio è Dio come il Padre:

«Io e il Padre siamo una cosa sola».
(Vangelo di Giovanni 10, 30)

«Rispose loro Gesù: "In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono"».
(Vangelo di Giovanni 8, 58)

«Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà». 
(Vangelo di Giovanni 16, 15)

     Ma per arrivare a capire è necessario lasciare agire in noi la Parola, accoglierla quale essa è,  non parola di uomini, ma Parola di Dio viva ed efficace:

«Colui infatti che Dio ha mandato dice le parole di Diosenza misura Egli dà lo SpiritoIl Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa».
(Vangelo di Giovanni 3, 34-35)

      Lasciando agire in noi lo Spirito con umiltà, le tenebre dell'incomprensibilità piano piano si illuminano.


«Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. 
Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».
(Vangelo di Giovanni 16, 13-15)

«...come sta scritto:
"Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì,
né mai entrarono in cuore di uomo,
Dio le ha preparate per coloro che lo amano".
    Ma 
a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito; 
lo Spirito infatti conosce bene ogni cosa, anche le profondità di Dio
».
(Prima lettera ai Corinzi 2, 9-10)

      E si scopre con stupore che questo Spirito non è una "energia" o una forza impersonale.
No! E' qualcosa che intercede, qualcosa che desidera, perché non è "qualcosa", ma Qualcuno:

«Allo stesso modo anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa che cosa desidera lo Spirito, perché egli intercede per i santi secondo i disegni di Dio». (Lettera ai Romani 8, 26-27)

Potremo allora comprendere che Padre e Figlio non sono due diversi "dei", ma Persone unite da Colui che crea ogni comunione e unità: lo Spirito dell'Amore.

«...Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del Suo Figlio, il quale grida: "Abbà! Padre!"».
(Lettera ai Galati 4, 6)

«La speranza poi non delude, perché l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato».
(Lettera ai Romani 5, 5)

    Dio, che esiste dall'eternità, non è infinita solitudine, ma eterna comunione di amore
Tre Persone, un Unico Eterno Amore.

«La grazia del Signore Gesù Cristo
l'amore di Dio 
la comunione dello Spirito Santo 
siano con tutti voi».
(Seconda lettera ai Corinzi 13, 13)

* * *

      Davanti al mistero della vita di Dio, 
con tutti gli angeli e i santi del Cielo,
attraverso le parole che ci propone la Santa Madre Chiesa
diciamo insieme con riconoscenza:

«Benediciamo il Padre e il Figlio con lo Spirito Santo, 

lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.
Benedetto sei Tu, Signore, nel firmamento del cielo, 
degno di lode e di gloria nei secoli» 
(Liturgia, Lodi della domenica della I settimana - II salmo)



* * *

«Andate dunque 
e fate discepoli tutti i popoli, 
battezzandoli nel nome 
del Padre 
e del Figlio
e dello Spirito Santo»
(Vangelo di Matteo 28, 19)

venerdì 28 gennaio 2011

Destino o responsabilità?

Come ci ricorda la Scrittura, per un cristiano non esiste un destino eterno già prestabilito.
Siamo noi che scegliamo attraverso l'uso della nostra libertà!

«tua è la fedeltà, Signore;
secondo le sue opere Tu ripaghi ogni uomo».
(Salmo 62, 13)

 «...Dio, nostro salvatore, ...
vuole che tutti gli uomini siano salvati 
e giungano alla conoscenza della verità».
(1 Timoteo 2, 3-4)

A questo riguardo pubblico un simpatico e istruttivo aneddoto preso dalla vita del Beato Giovanni Duns Scoto, riferito da uno storico:


Il destino e il contadino


Jean-François Millet, Uomo con la zappa [L'homme à la houe]
Olio su tela, circa 1860-1862

«Si dice che il beato Giovanni Duns Scoto sempre si intrattenesse familiarmente con la povera gente che incontrava lungo il cammino, anche se era gente rozza.
   Un giorno infatti, in Inghilterra, egli vide un contadino che seminava l'orzo, ed essendo inquieto per la durezza del lavoro, imprecava con bestemmie atroci.
Duns Scoto gli ricordò i Comandamenti di Dio, ma il bifolco rispose più incollerito che mai: "Tu perdi il tempo e le parole! So benissimo che in ogni modo si compirà la volontà di Dio, poiché Egli dispone le cose da tutta l'eternità e sa quale destino mi tocca.
Ed allora, virtuoso o colpevole, andrò dove devo andare: o in Paradiso o all'Inferno.
    Il pio Dottore, dopo averlo ascoltato pazientemente, neutralizzò tale atteggiamento, mediante un esempio adatto a farlo persuaso e stupito:
"Vediamo, gli disse: se Dio, come tu pensi, ha imposto a tutte le cose, fin dall'eternità, tale destino, perché ti prendi la pena di coltivare il campo?
Se Dio da sempre ha decretato che quest'orzo germogli nel tuo campo, germoglierà ugualmente, sia che tu lo semini o no. Al contrario, se ha stabilito che non debba germogliare, tu suderai invano"(!!!)».











(Padre Stefano M. Manelli, Beato Giovanni Duns Scoto - Dottore Mariano, Casa Mariana Editrice - Frigento (AV), pag. 61-62 - Testo lievemente adattato)


«...io ti ho posto davanti la vita e la morte,
la benedizione e la maledizione.

Scegli dunque la vita, perché viva tu e la tua discendenza,
amando il Signore, tuo Dio, obbedendo alla sua voce 

e tenendoti unito a lui,
poiché è lui la tua vita e la tua longevità...».
(Deuteronomio 30, 19-20)

«Se tu vuoi, puoi osservare i comandamenti;
l'essere fedele dipende dalla tua buona volontà. 
Egli ti ha posto davanti fuoco e acqua:
là dove vuoi tendi la tua mano
».
(Siracide 15,15-16)

venerdì 19 novembre 2010

Dieci comandamenti: sì grazie!

Ecco alcune interessanti riflessioni di Don Fabio Rosini sui Dieci comandamenti e sulla loro attualità oggi!


I Dieci comandamenti:
perché annunciare la legge del Sinai oggi?

«[...]
Io, giovane di oggi, so molte cose, assai contraddittorie e ricevute da molte fonti contrapposte. Sociologicamente non accetto le autorità, non credo nei padri, di qualsiasi genere. A livello culturale professo un relativismo evanescente, una visione del mondo a livello gassoso, tutto è vero e tutto è falso, niente è certo. È chiaro che questa è un’analisi tagliata con l’accetta, in poche righe, una generalizzazione che richiederebbe mille distinguo. Ma cerchiamo di arrivare da qualche parte e non cadiamo nei tombini degli approfondimenti sterili.

Quale è il risultato del quadretto appena disegnato? Una disperata mancanza di certezze. Questa mancanza non è quasi mai consapevole, è uno spiffero di angoscia nel fondo del cuore delle persone di oggi. [...]
Così se le mie basi esistenziali, le cose certe, necessarie per assestare in una qualche maniera il mio io, sono per definizione dubitabili, relative, inaffidabili, come sto io?

E i Dieci Comandamenti? 
Dopo 200 anni di devastazioni abbiamo un uomo che per saper tanto, non sa proprio niente. Abbiamo un analfabetismo esistenziale, ogni scelta è incerta, e si vive a casaccio. Abbiamo perso le istruzioni per l’uso. Adoperiamo la vita, il corpo, l’affettività, l’amicizia, il tempo, come un elettrodomestico sconosciuto, spingiamo i bottoni a caso. La felicità sembra un incidente fortuito, e l’alchimia della vita pare ineffabile. Pecore senza pastore, che hanno rifiutato il pastore culturalmente, esistenzialmente, scientificamente.

In quel tempo non c’era un re in Israele; ognuno faceva quel che gli pareva meglio” (Gdc 21,25)[...]

La vita ha le sue istruzioni per l’uso, ha la sua filigrana di autenticità. Noi, annunciatori, sappiamo (se lo sappiamo) che nella santa volontà del Padre c’è la nostra pace, la nostra certezza, e che esiste un uso buono delle cose
Proprio questo sono i 10 comandamenti: la via della pace, la via della sapienza. 
Se è vero che bisogna passare dalla Legge alla Grazia, è pur vero che l’uomo che non conosce neanche la Legge è un cieco senza punti di riferimento.
[...]»

(Don Fabio Rosini, Estratto da un articolo pubblicato sulla rivista "Note di pastorale giovanile" con il titolo: “Perché annunciare la legge del Sinai oggi?”, numero di gennaio 2004)

Il centro culturale "Gli scritti" ha messo a disposizione il testo integrale dell'articolo su Internet all'indirizzo:
http://www.gliscritti.it/approf/2007/papers/rosini251107.htm


*  *   *

Formula catechistica dei 
Dieci Comandamenti



Io sono il Signore Dio tuo:
1. Non avrai altro Dio fuori di me.
2. Non nominare il nome di Dio invano.
3. Ricordati di santificare le feste.
4. Onora tuo padre e tua madre.
5. Non uccidere.
6. Non commettere atti impuri.
7. Non rubare.
8. Non dire falsa testimonianza.
9. Non desiderare la donna d'altri.
10. Non desiderare la roba d'altri.


(Vedi più in dettaglio: I Dieci comandamenti - Catec. della Chiesa Catt.
Confronta: Esodo 20,2-17; Deuteronomio 5,6-21)

giovedì 11 novembre 2010

Gesù aveva fratelli?

    La lingua aramaica non aveva vocaboli distinti per i singoli gradi di parentela: fratelli potevano essere i parenti in genere e, in particolare, i cugini (in Gen 13, 8 si intendono i nipoti, in 1Cron 23, 22 i cugini). La versione greca dell’Antico Testamento dei “Settanta” traduce adelphòs, fratello, anche quando si tratta di cugini. Non fa meraviglia che il greco dei Vangeli abbia conservato spesso il timbro della primitiva catechesi aramaica. I fratelli del Signore diventò un titolo quasi stereotipato per il gruppo dei parenti di Gesù (Atti 1, 14; Gal 1, 19; 1Cor 9, 5). Il Catechismo della Chiesa cattolica al n. 500 afferma: «La Chiesa ha sempre ritenuto che tali passi non indichino altri figli della Vergine Maria: infatti Giacomo e Giuseppe, “fratelli di Gesù” (Mt 13,55), sono i figli di una Maria discepola di Cristo, la quale è designata in modo significativo come “l’altra Maria” (Mt 28,1)».

    Da nessun testo evangelico è possibile dedurre che Maria, madre di Gesù, abbia avuto altri figli né che i fratelli possano essere figli di Giuseppe in un eventuale precedente matrimonio.
Una conferma indiretta, ma credo sostanziale, possiamo ricavarla dalla risposta che Gesù dà a chi lo informa della presenza di sua madre e dei suoi fratelli (Mt 12, 46-50): «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli… Chiunque fa la volontà del Padre mio… è mio fratello e sorella e madre». Gesù propone una fraternità universale, basata sull’essere figli del Padre, a somiglianza sua, che non cancella la fraternità di sangue, ma la supera e integra in un legame radicale, fonte della stessa parentela carnale.

(Don Tonino Gandolfo, Rivista "Città Nuova", 10 ottobre 2010, Riquadro a pag. 25)